Il bambino delle patate

C’era una volta, tanto tempo fa un bambino con la testa tutta un riccio, che mangiava solo patate. Patate fritte, patate al forno, crocchette di patate, purea di patate, patate in insalata, patate nella frittata, patatine. Amava anche la minestra, bastava fosse di patate.

Ideali erano quelle farinose, dalla pelle chiara e sottile. Gli ricordavano delle palline da tennis con quel vellutino morbido sopra, che ti vien voglia di staccarlo facendogli lo scalpo. Non erano niente male neppure quelle rosse, perfette per la panatura magari con un formaggio filante, una scamorza affumicata. Divideva in due la crocchetta con una lieve pressione dei polpastrelli, scottandosi un po’, e tirava forte, ma con dolcezza.

Sembrava un ponte tibetano quel filo bianco e ci camminava con le dita – pollice, indice, medio, pollice, indice, medio – come uno scalatore coraggioso senza imbragatura di sicurezza. La mamma lo guardava, stizzita. Odiava giocasse con il cibo, non capiva perché sempre patate: “Melanzane, fagiolini, carote, possibile che tu non sia mai stufo di quei maledetti tuberi bitorzoluti?”. Ma il bimbo non le dava retta, gli bastava sapere che alla fine la mamma l’avrebbe assecondato e le sue patate, come la copertina di Linus, ci sarebbero sempre state. Quanto si sbagliava! Arrivò la carestia, i contadini erano apocalittici, gli scaffali dei fruttivendoli si svuotavano a vista d’occhio. Frutta e verdura iniziarono a scomparire.

Gli altri bambini non se ne accorsero, la pasta c’era, il cioccolato non mancava, gli ingredienti per i dolci abbondavano. Ma il bimbo riccio sì, eccome. “Come faremo senza patate?”, “Chi penserà a noi?”, “Il seitan non sa di patata”, tuonavano i sindacati ortofrutticoli. Il bimbo iniziò a urlare, a piangere, a fissare il vuoto. Poi la vide. Aveva i capelli gialli, la gonnellina era gialla, le ballerine che portava ai piedi erano gialle, le sue mani erano fasciate con una garza gialla. La bimba lo guardò: “Perché sei triste?” chiese. “Per le patate”. Gli domandò il suo indirizzo, gli sorrise e se ne andò.

La mattina dopo tra le bollette e le cartoline della zia in vacanza, scorse una lettera proprio per lui. La aprì con foga. C’era un piccolo foglietto scritto a macchina dentro: “Sono come una maratoneta senza gambe, amo il cibo ma non posso cucinare, le mie mani sono allergiche a tutto e mi fanno così male, nessun ingrediente per sognare è meglio di quello che non posso avere. Tu mi aiuterai, io ti aiuterò”. Qualche tempo dopo il bimbo riccio ricevette una ricetta, ne lesse uno stralcio: “Disponete le patate in diagonale, alternandole alla provola, versate sopra la besciamella e mettete in forno”. Appallottolò il foglietto con rabbia.

Dopo una settimana: “Aggiungete un cucchiaio di olio e fate ben dorare le patate, quando saranno rösti servitele ben calde”. Lettera dopo lettera la rabbia svanì e iniziò ad attendere con ansia il postino, in un continuo conto alla rovescia. Scartava quelle lettere come fossero pacchi di Natale, con occhi sognanti. Iniziò a mangiar altro, prima le zucchine, poi i broccoli, i carciofi. Era come se il primo amore ormai lontano gli raccontasse la sua vita per via epistolare, quel primo amore che non si dimentica, ma da cui bisogna allontanarsi.

La carestia passò, le patate tornarono, la bambina smise di scrivere. Non poteva perderla. Chiese alla nonna di preparargli una cena e di disporla sul tavolino da pic-nic del cortile di casa. Corse a perdifiato, la aspettò sotto casa con un mazzo di girasoli, la prese sotto braccio, la portò con sé.

Gustarono ogni prelibatezza, ormai il bambino aveva imparato a mangiare di tutto. Prima di accompagnarla a casa entrò in cucina, prese due patate, le fece bollire, le condì con un filo d’olio. La sua vita ora si era arricchita di profumi, di sapori e di persone. Le patate sarebbe rimaste solo la ciliegina sulla torta.

Maddalena Martinasso

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...