Ermanno Olmi, fra elegia ed apologia della nostra “Terra Madre”

terra madre

Mai come di questi tempi l’espressione “Terra Madre” riesce a racchiudere in sé il paradosso, atteggiandosi, allo stesso tempo, a invocazione, provocazione e certezza. In quest’ultimo senso “Terra Madre” è diventato il nome di un progetto promosso da Slow Food, volto a sostenere la biodiversità e il rispetto per la terra, e celebrato, quest’anno, nella giornata del 10 dicembre 2012.

Nel 2009 il regista Ermanno Olmi ha dedicato all’iniziativa un film-documentario sviluppato in due parti, la prima focalizzata sul Forum Mondiale del 2006, tenutosi a Torino, la seconda caratterizzata da una narrazione più distesa e concentrata sulla figura del contadino, sospesa fra elegia ed apologia.

Con l’ausilio di un montaggio incalzante e frastagliato ci si immerge, senza posa, in un marasma di volti, voci, suoni e colori riferibili a persone, contadini, nomadi, pescatori accorsi da più di 150 paesi per celebrare la terra come fonte primaria di nutrimento e unione fra i popoli. Poi, la denuncia nei confronti della insostenibilità della civiltà consumistica lascia le sale-conferenza del capoluogo piemontese per affidarsi alla quiete di un delizioso orticello altoatesino, in cui le mani ruvide di un contadino preparano la terra per la semina. La scelta di seguire, passo dopo passo, i suoi gesti, se da un lato si rivela un valido esercizio di pazienza per lo spettatore, dall’altro esprime al massimo l’essenza stessa del rituale agricolo, fatto di rispetto, doverosa lentezza e necessari silenzi.

Tra la Navadanya Farm, nel Nord dell’India, dove vengono coltivate e raccolte varietà di riso il cui patrimonio genetico si è conservato intatto per secoli e Quarto d’Altino, frazione di Roncade, in Veneto, dove un uomo è vissuto per 40 anni nel suo fazzoletto di terra, lontano dalla civiltà, contribuendo a mantenere un ecosistema vergine, c’è tutto un mondo. Un mondo assediato da leggi economiche predatorie, votate al lucro e al consumo sfrenato, dove però esistono e resistono, sempre più a fatica, piccole, industriose economie locali che si atteggiano a guardiane della biodiversità, a custodi del territorio.

Il rinascimento dell’umanità, gravemente minacciata dall’esaurimento delle risorse primarie, è possibile e non può che avvenire attraverso il recupero del legame con la terra: questo il messaggio che Terra Madre vuole lanciare e di cui Olmi vuol farci acquisire consapevolezza.

Daniela Dioguardi

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