Della lettera a cuore aperto ad un mese dalla fine del master

Un mese alla fine del master e la voglia di fare bilanci, così come quella di fare chiarezza tra sensazioni e speranze, la fa da padrona. Per qualcuno iscriversi a questo corso ha significato: scegliere di essere felici. È un punto di partenza tanto lodevole quanto nobile, ma per me – trentacinquenne incarognita, provincialotta del Ducato di Milano, con la smania di dare un senso tanto alla mia laurea quanto alla mia voglia di costruire qualcosa di solido nella vita – voler essere parte di questa avventura di alta formazione è traducibile con l’ipotesi di conciliazione armoniosa tra una passione che mi porto addosso fin da bambina e la scoperta di contenuti che mai mi bastano, che mai sanno accontentarmi, che mai mi annoiano. Signori cari, che perdete tempo a leggermi: parliamo di mangiare e bere, di benessere e appagamento, di piacere e di colpa, di rinuncia e di vizio, di alibi e  di virtù.

Se dovessi raccontare a qualcuno, interessato a seguire la mia strada, che cosa si faccia al Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico di Città del Gusto e perchè abbia senso sacrificare sei mesi della propria esistenza, votandosi all’armata del calice e della forchetta, gli racconterei dell’emozione che provoca il sentirsi travolti da una realtà inimmaginabimente vasta e complessa. Cercherei di filtrare un mondo dai suoi meccanismi e rituali, dall’artificialità formale e dall’ostentazione, lasciandone così intatta un’essenza capace di avvolgere come un abbraccio ed emozionare quanto una rivelazione.

Chiederei a questo qualcuno di accompagnarmi a fare la spesa nel mercatino di via Cardano, vicino a dove abito io, e di condividere con me un entusiasmo che non fa che crescere, incalzare e vibrare come un legno scagliato con veemenza contro una cancellata in metallo. Tra tutti gli chef che ho visto, sbirciato o ascoltato parlare, io lo porterei dalla mia fruttarola adorata – una vecchina spiccia, smaliziata e generosa – che ti mette in mano una noce già schiacciata mentre ti spiega come preparare le puntarelle a regola d’arte, secondo un disciplinare dialettale e godereccio di quelli che fan colmare gli occhi di lacrime e la labbra di allegria sincera. Gli suggerirei di divertirsi con me a riempire borse di tela portate da casa con carciofi tozzi e gonfi, aglio rosso di Sulmona, arance di Sicilia, uova bianche livornesi, pecorino romano, pane casereccio e prosciutto tagliato in punta di coltello. E sai che magnata?
E infine gli direi: avrai tutto questo e avrai la possibilità di comprendere ciò che un vino vorrà raccontarti. Ti offriranno i mezzi per coinvolgere e persuadere, per promuovere e per ottimizzare le risorse; capirai che la creazione di uno chef è un’opera d’arte, un’esperienza che ci si deve concedere così come ci si concede di andare a teatro o ad un concerto. E poi sceglierai di essere felice o di non esserlo, ma ti accorgerai di quanto saranno ampie e profonde le tue competenze, se avrai saputo coglierle una ad una, senza discriminazioni, tra ciò che ti fa fremere e ciò che, inevitabilmente, ti farà sbadigliare.

Non sarò mai, ahimè, una gastrofighetta, una gastrosnob, una gastropatica, una gastromaniaca, una gourmet sopraffina; me lo impedisce una forma di nausea cronica che nutro nei confronti di ciò che non posso permettermi, così come di ciò che la mia natura semplice percepisce come estraneità complicata. Eppure, quello che ho imparato è che la mia strada sarà quella che mi porterà a raccontare le storie semplici della fatica e della dedizione, dello stupore e della poesia, del ricordo e dell’evocazione che spesso solo in una cucina – piccola o grande, professionale o arrangiata che sia – possono apparire e rivelarsi.

Testo e immagine di Erica Maiorana

Mercatino di via Cardano - Roma

Mercatino di via Cardano – Roma

3 risposte a “Della lettera a cuore aperto ad un mese dalla fine del master

  1. Pingback: Delle fufferie che scrivo da altre parti | Milvina·

  2. Quanta scena, quanta “costruzione”, attorno agli chef da TV. Quando poi in un mercato rionale puoi trovare una verduriera, un macellaio, un droghiere che, senza prendersi troppo sul serio e senza bisogno di telecamere, sanno come tirare fuori piatti regali dalle cose più semplici.

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