L’UNICO MODO PER CONOSCERE IL VINO E’ UNA FULL IMMERSION NEL SUO MONDO

Calici di vino

Il 17 settembre 2012 è iniziato il Master al Gambero Rosso, non mi aspettavo che, tra gli svariarti moduli da affrontare, ce ne fosse uno costante di sei mesi, interamente dedicato al vino. Ricordo gli sguardi sconfortati all’ingresso del professore che presentò, attraverso la filosofia e la storia, le tecniche di degustazione. Il racconto dell’esperienza sarebbe troppo limitativo, così, per farvi intendere cosa vuol dire partire da zero ed arrivare a parlare di vino, con un minimo di coscienza necessaria per affrontare l’argomento, ho deciso di suddividere questo excursus in tre conversazioni immaginarie.

18 Ottobre 2012

“Parliamo di tecniche di degustazione: vista, olfatto e gusto. Il primo vino che andremo a degustare è un Chardonnay, Elevé en Fut de Chene, Anselmet 2010”
“Scusi, potrebbe indicare il nome del vino, il produttore, la denominazione d’origine?”
“Produttore: Anselmet. Uva: Chardonnay. Prodotto in Valle d’Aosta. Il nome del vino è Elevé en Fut de Chene. Cosa mi sapete dire del colore?”
“Bè, è giallo”
“Mmmm….si, bè, giallo paglierino dorato. Ora passiamo al naso, che profumi riuscite a percepire?”
“Si sente solo l’alcol!”
“Andate oltre, al di là dell’alcol, riuscite a percepire il bergamotto, l’odore dell’affumicatura? Il naso è molto intenso, un po’ cupo ma è dovuto all’affinamento in botti di rovere.”
Gli sguardi confusi e sbigottiti si incrociano accompagnati da sussurri, “non ce la faremo mai”.
“Passiamo al gusto: una buona sapidità equilibrata dall’acidità che sovrasta l’alcol. Un vino acido è un vino vivo. Richiama al palato la frutta secca, agrumi, fiori di campo e un tocco di genziana aspra all’entrata ma che addolcisce subito dopo. Una buona acidità che non taglia la lingua, lungo e ben strutturato.”
Come in un dejavu, la scena che si presenta in aula alle parole del gusto, è la stessa già avvenuta per il riconoscimento al naso.

Il primo incontro col vino fu traumatico: noi non conoscevamo lui e lui si presentò incurante d’essere troppo complesso per i gusti di un master appena cominciato. Le prime lezioni servirono per capire come si degusta; la pratica accompagnava la teoria di pari passo perché, il segreto per imparare a degustare il vino è l’esperienza, ma non quel bicchiere bevuto ogni tanto senza leggere l’etichetta, senza conoscere il produttore, per imparare seriamente è necessaria un’ esperienza coscienziosa, che attraversa lo studio dell’Italia, partendo dalla sua storia, passando dalle regioni e terminando con l’ apprendimento delle sue 300 e più varietà di uve.

12 Dicembre 2012

Il professore impugna con la mano destra il pennarello rosso e trascrive sulla lavagnetta Scrimaglio, Acsè – Barbera d’Asti DOC Superiore, Nizza 2007
“Ricordatevi la grammatica! Ora prendete il bicchiere, posizionatelo sempre sul foglio bianco. Ormai vigneto Italia dovreste conoscerlo a memoria! Voglio sapere che uva è e perché ha quel colore”
“Il nome del vitigno è Barbera, quindi siamo in Piemonte. Il nome è Acsè ed il produttore Scrimaglio, Il vino è prodotto nell’Astigiano, nella sottozona di Nizza. Color rosso rubino. Il colore, nei vini rossi, è dato semplicemente dal dna dell’uva. Con il tempo il vino tenderà ad acquisire un colore granato perché la concentrazione di antociani – portatori dei colori freddi – decadrà, mentre i tannini – portatori delle note calde – rimarranno intatti, garantendo la longevità al vino. A naso ciliegia, cuoio e terra bagnata. Il gusto è croccante,acido ma poco tannico, equilibrato con gran coerenza naso – gusto.”

Dopo aver parlato di Prosecco realizzato con metodo classico o metodo Charmat, dopo aver affrontato le sei tecniche per la vinificazione dolce (appassimento in fruttaio, vendemmia tardiva, botrytis cinerea, ice wine, fortificazione e fermentazione parziale), dopo aver raccontato di Gravner e le sue anfore, dopo aver attraversato tutta l’Italia, isole comprese, è arrivato il momento di espatriare e raggiungere la storica patria del vino, la Francia, con i suoi Cru e Gran Cru di Bordeaux, Borgnogna , Rodano, Champagne e tutti i comuni che hanno creato la storia e le regole di uno dei frutti più versatili.

18 Febbraio 2013

“Oggi assaggiamo un Premier Cru Classe: Pier Amiot, Gevrey – Chambertin 1ER Cru Le Combottes”
“Ah un Pinot Noir. Leggera nota di pietra pomice al naso ma è distinguibile la ciliegia che si ripresenta con estrema eleganza anche al palato. A fine bocca diventa ancora più sottile, sostenuto da tanta acidità. Adoro il Pinot Noir, questo lo prediligo al Beaune Bressandes 1ER Cru di Albert Morot, perché non amo la pesante nota di fragola che lo caratterizza.”

Se ora riesco a degustare francese, almeno il minimo per la sopravvivenza in un viaggio tra le cantine della Borgogna, posso imparare anche a degustare in Portoghese o Spagnolo, e, perché no, forse a fine master potrò anche parlare di vino.

Testo e immagini Valentina Romano

Quaderno del vino

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