It’s chef time: Oldani e la cucina POP

Lui si definisce popolare, gli altri lo chiamano Chef, certo è che parlare di Davide Oldani significa percorrere uno storytelling impastando il senza fronzoli e il benfatto, il buono con l’accessibile, l’innovazione con la tradizione.

Abbandonato il calcio a 16 anni si dedica alla sua passione “di riserva”: la cucina.

Conclude la scuola alberghiera e poi gavetta da Gualtiero Marchesi. Da lì in poi un susseguirsi di città, sapori e Maestri differenti. Londra, Monte Carlo, Tokyo, New York, Parigi, Barcellona e nel Bahrein, nella mente un solo obiettivo: realizzare una visione pop tra i fornelli e sulla tavola.

Ma perché l’enfant prodige della cucina nostrana, diventato una delle stelle culinarie contemporanee, nonché eccellenza nello skyline gourmet, definisce la sua cucina “Pop”? È lui stesso a “semplificare” la sua filosofia in 10 pillole, ciascuna piccola come uno punto e allo stesso tempo ardua da mettere in pratica, nel suo libro “Il giusto e il gusto. L’arte della cucina pop”.

Chef

Chef

Un’arte composta con una tavolozza umile: niente astice, caviale o tartufo, ma diverse verdure, riso, uova, pasta, il tutto senza rinnegare i tagli “poveri” della carne. In calce alla carta si legge:”le stagioni ed i mercati guidano la scelta dei nostri prodotti”. Si, ogni ingrediente, dal più umile al più ricercato, merita lo stesso rispetto per Oldani.

Altro fil rouge è il gioco di squadra fondato sul rispetto per chi lavora in cucina, dal primo all’ultimo, e per chi siede a mangiare, dall’ultimo al primo. Per Oldani la priorità, per chi cucina, deve essere l’attenzione al benessere delle persone, mentre la curiosità e l’osservazione sono il modo migliore per interpretare le esigenze dell’ospite. Ed è proprio questa miscela di costanza e rispetto che, secondo Oldani, tutti potrebbero realizzare se solo valorizzassero l’equilibrio dei contrasti, in cucina e nella vita. “Contrasto equilibrato”, concetto ancora più semplice, ma altrettanto accattivante, sempre molto caro allo chef.

La sintesi risiede tra il dolce-salato e il caldo-freddo. La “cipolla caramellata, parmigiano caldo e freddo” è un capolavoro di golosità, il “profumo di carciofi, vaniglia e riso mantecato” si scopre con un pizzico di incredulità.

Ecco, dunque, lo stile Oldani, realizzato non solo nei piatti, ma nel modo stesso in cui viene a prendere le comande ai tavoli come un cameriere qualsiasi.

Elisabetta Tosini

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